• Disegnare itinerari di prevenzione primaria (problematiche fisiche-metaboliche e disagio sociale)

  • Ridurre le distanze: PROSSIMITA’

  • Agire il più possibile insieme agli altri e comunque in prima persona: AUTONOMIA

  • È attivatore di RELAZIONE

  • ESPRIMERE e veicolare energie

  • Transfert nella vita quotidiana: da competenze che escono dai confini della palestra!

  • Sviluppa RESILIENZA

  • Recuperare la propria CORPOREITA’ e quindi la propria identità e il proprio benessere (condiziona “aprirsi” agli altri/mondo)

  • Abitudine mentale alla DEMOCRAZIA (rispetto REGOLE e PERSONE)

  • SICUREZZA come modus vivendi: autonomia responsabile con la quale si affrontano situazioni quotidiane

  • PREVENZIONE come “competenza per la vita”!

  • Occasione di promozione di vissuti positivi, prendere contatto con le sfide, mettersi alla prova (impegno)

  • Imparare a raggiungere OBIETTIVI e maggior consapevolezza di sé (risorse/limiti)

  • Importanza del PERCORSO (come) più che il risultato

  • Empowerment (in termini psicologici)

  • Interdipendenza dinamica evolutiva tra sistemi motori e attività cognitive

  • In più il GIOCO (“magia ludica”) è una “terra di mezzo”: meno filtri sociali e culturali…essere sé stessi!

“Avere la fortuna di vivere una vita emozionante, contenti per quello che si è, quello che si fa, quello che si da”

Sport e disabilità

Presupposto: conoscere le TIPOLOGIE di disabilità (fisiche, sensoriali, intellettivo-relazionali) per adattare l’azione alle diverse caratteristiche ANATOMO-FISIOLOGICHE e INTELLETTIVO-RELAZIONALI  (tenendo presente l’enorme variabilità e la possibilità di compresenze).
Attenzione! Il QUADRO DIAGNOSTICO di una persona ha una dinamicità e una visione sistemica ed è di fondamentale importanza non CATEGORIZZARE ma PERSONALIZZARE l’attività (progetto non sulla Sindrome di Down ma su Filippo con Sindrome di Down). E’ necessario quindi anteporre la PERSONA alla sua disabilità. La diagnosi mi orienta e mi fornisce le macro indicazioni ma nel singolo progetto devo tenere in considerazione la persona e il contesto in cui mi trovo a lavorare.

Nella progettazione di un’attività  le informazioni diagnostiche sono importanti tanto quanto quelle formali e quelle informali in più dobbiamo saper accogliere lo spazio di insondabilità che abita ogni persona.
Infine, quando realizziamo un’attività proviamo a “mettere tra parentesi” tutte le informazioni e… osare! E lasciarci sorprendere dall’inatteso (Edgar Morin).

Nelle disabilità fisiche o sensoriali si adatta la disciplina sportiva, nelle sue regole e/o attrezzature, al deficit. Nel tempo, quindi, sono state codificate nuove discipline sportive e si parla di “sport adattato”, solo per citarne alcuni goalball, basket in carrozzina, sitting volley, ecc.

Nelle disabilità intellettivo-relazionali è diverso: per quanto riguarda l’esperienza e la filosofia di Esplora facciamo “normalmente” sport. Giochiamo a calcio, a basket, arrampichiamo, andiamo in bici, in canoa, ecc.
Tentiamo, attraverso un approccio propositivo e non limitativo, pronti ad accogliere anche l’errore, di delineare itinerari di sport e tempo libero per bambini, ragazzi e adulti con questo tipo di difficoltà ma non ci sono ricette preconfezionate e risposte per tutto; invece domande si, sempre e tante! E’ una sorta di dolce condanna ad essere sempre in cammino…
Non crediamo nel “il metodo”, neppure nell’utilizzare un solo metodo ma nei tanti metodi da tessere insieme con arte come un abile e saggio sarto. Per far questo è necessario avere un repertorio professionale ricco di attrezzi, dati dallo studio e dall’esperienza, sapere quando utilizzarne uno invece che un altro. Dev’essere un bagaglio pieno ma leggero che permetta flessibilità: l’insegnante/educatore è come un attore che entra in scena con un canovaccio ma pronto ad abitare il contesto.
Utilizziamo metodi d’insegnamento alternativi o complementari ai tradizionali: mediati da pari o collaborativi (es. cooperative learning, peer tutoring, ecc.). Crediamo fortemente in un’educazione/apprendimento all’aria aperta, esperienziale e itinerante (es. outdoor education, experiential learning, ecc.).

Nei corsi di “Esplora” tendiamo a privilegiare la dimensione sociale quindi proponiamo prevalentemente corsi di gruppo e viviamo l’eterogeneità come una ricchezza. La dimensione sociale si espande e si manifesta nella condivisione delle attività con atleti delle società sportive del territorio, coetanei delle scuole, scout, ecc.

Cardine: lavoro di EQUIPE in tutte le sue fasi (il lavoro educativo è fatto di tanta “regia” oltre il “fare”) come sinergia tra le diverse professionalità (laureati in scienze motorie, educatori, pedagogisti, psicologi, ecc.) e sostegno reciproco nell’affascinante, sfidante ma non facile ruolo educativo.

Nella pratica ecco alcune linee guida:
– Organizzare, semplificare e utilizzare numerosi e vari MATERIALI (strutturati e non strutturati) per permettere di sperimentare il piacere del successo, “farcela”, lasciare tracce positive. Accresce la motivazione intrinseca e la predisposizione a nuove esperienze.
– Differenziare la MEDIAZIONE DIDATTICA, ossia utilizzare modalità diverse di presentazione dei contenuti (attivi, iconici, analogici, simbolici) per rispettare gli stili o le difficoltà cognitive di ciascuno.
– COMUNICAZIONE semplice, chiara e concisa. Quando si spiega porsi in uno spazio visibile da tutti i ragazzi (es. al centro della palestra – i loro occhi verso di me)
– ATTENZIONE FUNZIONALE. Molti ragazzi hanno tempi di attenzione brevi perciò bisogna utilizzarli al meglio. Ciò significa che quando è il momento della spiegazione (concisa!) si richiede attenzione, ma allo stesso tempo è importante concedere ai ragazzi numerosi tempi di svago dove non è richiesta una particolare attenzione (es. palleggio di basket libero per il campo). In ogni caso, se non tutti ascoltano è normale, non avvilirsi, hanno bisogno di molto tempo vissuto insieme per riconoscerti come “figura di riferimento”.
– Rispetto dei TEMPI di apprendimento.
– RITUALITA’ dare momenti scanditi e conosciuti.
– REGOLE semplici per ovviare le difficoltà intellettive e mnemoniche.
– GIOCHI secondo una progressione.
– SPAZI con delimitazione ben visibile per dare rassicurazione psicologica.
– Proporre SITUAZIONI DI APPRENDIMENTO stimolanti, accattivanti, seducenti e semi-strutturate: rendere l’ambiente ricco di stimoli e saranno i ragazzi i protagonisti dei loro apprendimenti, noi saremo un “ponte”.
– Adattare l’attività al gruppo, al contesto, alla “giornata” = elasticità. Se un esercizio proposto non va, non demoralizzarsi ma cambiare punto di vista!
– Far leva sugli INTERESSI PERSONALI come motivo di sprono. Ogni persona ha dei propri interessi. Se a un ragazzo “non va” di fare un esercizio, per esempio arrampicare, giocare e fare leva sui suoi interessi (es. se a Paolo piacciono i cartoni animati o le scimmie fare un paragone simpatico dove lui si sente come Spiderman o una scimmietta).
– Curare la RELAZIONE, per questo sono importanti le competenze pedagogiche, comunicative e il vissuto dell’insegnante.

Ultimi ingredienti, lavorare con “speranzosità” (hopefulness) e PASSIONE, PASSIONE, PASSIONE!